Viviamo in tempi sfidanti: che ne siamo consapevoli o meno, oltre all’estrema velocità con cui le cose diventano vecchie e le abitudini superate, anche a livello sociale i rapporti fra le persone e fra le generazioni subiscono modificazioni tali da sembrare ben presto inconciliabili con i tempi. Le teorie politiche e le rappresentanze democratiche, spesso legate a vecchi teoremi o strutture, non riescono a stare al passo, e soprattutto nelle società più avanzate non rappresentano più i valori in via di trasformazione. La struttura gerarchica – sociale, politica e militare – che ha retto fin qui le nostre società è in piena crisi, e mette in atto qualsiasi espediente per non perdere la presa alla quale è aggrappata per sopravvivere.
Gli espedienti più utili che essa ha in mano sono essenzialmente due: la paura a livello individuale e le guerre a livello collettivo. Coloro che non sono ancora sufficientemente maturi per evitare di cadere in queste trappole, la assecondano e agiscono secondo come i suoi piani prevedono; fortunatamente c’è un numero crescente di individui che hanno sviluppato il pensiero critico e la capacità di autodeterminazione, comprendendo bene che cosa si nasconde dietro alla propaganda che viene quotidianamente somministrata. Il problema è che queste ultime persone sono quelle di solito più sensibili, che risentono più facilmente delle notizie spesso tragiche e sconvolgenti che arrivano loro. La difesa allora è quella di allontanarsi dall’informazione, di disinteressarsi delle cose pubbliche e di chiudersi in se stesse – magari divenendo seguaci di chi sa distorcere la realtà addolcendola e travisandola – con lo scopo di essere colpite il meno possibile. Così, proprio coloro che hanno maturato in sé le convinzioni più corrette non contribuiscono alla crescita di coscienza collettiva che sarebbe forse la sola risposta efficace. Bisognerebbe riuscire a non mettere la testa sotto la sabbia e saper guardare in faccia la realtà, però al tempo stesso senza cadere nel pessimismo più negativo e nel senso di impotenza conseguente. La vera risposta è quella di essere convinti che tutto ciò che succede non è casuale, ma che nasconde un obiettivo e uno scopo che risulteranno, in futuro, in un bene per l’umanità nel suo insieme, anche per chi oggi sta magari soffrendo crudelmente. Soltanto gli insegnamenti spirituali possono dare questa risposta, e ciascuno di noi, ognuno nel suo piccolo cammino personale, ha la possibilità di collaborare in questa direzione.
“Il male è bene in divenire” dicono gli insegnamenti, ma solo se riusciamo a vedere il bene dietro al male apparente e lo metteremo in pratica, potremo vederlo davvero anche nella nostra vita.
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