LETTURA SETTIMANALE

Il TEMPO MISTICO, una "liturgia" speciale, esegesi settimanale di un passo del Vangelo sotto la lente del Cristianesimo Interiore


Periodo liturgico: Epifania- colore: celeste 

“Epifania” nel Cristianesimo significa la manifestazione della Divinità di Gesù bambino: i Magi infatti lo hanno riconosciuto come tale, portandogli i doni simbolici che ci tramanda la tradizione.

Dal punto di vista interiore, i Magi e i doni simbolizzano le energie che vivificano la nostra vita, che debbono essere orientate verso la “stella”: la “mangiatoia” nella nostra testa, ove queste energie purificate fanno nascere il Cristo bambino interiore, vincendo la lotta con le forze ostacolatrici, rappresentate da Erode il Grande, che temono di vedersi soppiantare dalla novità che sta per vedere la Luce.

4.a settimana: 25 Gennaio 2026

Gesù fra i dottori

Luca 2, 41-52

I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nazareth e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

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A Nazareth, Gesù giunse al “grado” di Rabbi, o Maestro, tanto da potersi “sedere nel tempio” ad insegnare. La sua carriera, se così la vogliamo definire, iniziò a dodici anni, come ci insegna il vangelo di Luca dicendo che “la grazia di Dio era sopra di lui”.

Era dovere di ogni buon Ebreo recarsi una volta all’anno al tempio di Gerusalemme in occasione della festa della Pasqua. Era una festa fondamentale per il popolo ebraico, che commemorava l’intervento dell’angelo “della morte” di Jahvè che permise la sopravvivenza dei primogeniti di quel popolo a scapito di quegli egiziani, convincendo così il Faraone a consentire loro la partenza dall’Egitto verso la “Terra Promessa”. Era perciò un periodo di molta animazione nella città, che vedeva carovane di persone giungere da tutta la Palestina e accamparsi attorno al tempio in attesa del loro turno per poter entrare. Quando Gesù ebbe compiuto tredici anni, Giuseppe e Maria decisero di affrontare questo viaggio, e partirono perciò da Nazareth assieme a molti altri. Ricordiamo che l’educazione prevedeva che un giovane dovesse essere condotto al tempio di Gerusalemme quando aveva compiuto i dodici anni, per incontrare i dottori della legge; e questo era lo scopo di quel viaggio. Dobbiamo immaginarci una moltitudine immensa che si mescolava e si spintonava lungo le strade della città e dintorni, con carovane che partivano e altre che arrivavano continuamente. Intere famiglie si spostavano, e non era sempre possibile seguire personalmente tutti i componenti.

Quando finalmente Giuseppe e Maria si riunirono per intraprendere il viaggio di ritorno a Nazareth dopo avere svolto il loro dovere nel tempio, la mancanza di Gesù non fu subito avvertita, forse perché lui era stato solito spostarsi fra amici e parenti anche durante il viaggio di andata. Si misero a cercarlo dopo una giornata di viaggio, ma invano. Qui i due genitori vengono descritti quasi come poco accorti, o facilitoni, mentre noi sappiamo che erano ben consapevoli dell’importanza del figlio; tuttavia i genitori sono sempre genitori, e l’ansia cresceva nei loro cuori man mano che non lo trovavano col protrarsi delle ricerche, soprattutto sapendo “chi” era Gesù.

Infine determinarono di tornare indietro e di cercarlo a Gerusalemme, pensando che si fosse attardato e non fosse riuscito ad unirsi alla loro carovana. Per tre giorni lo cercarono in città, finché decisero di entrare nel tempio e cercarlo lì. E lì lo trovarono, “seduto in mezzo ai dottori”. Fu una prova diretta della bontà dell’insegnamento che aveva ricevuto a Nazareth: tutti i dotti di Israele si stupivano della saggezza e dell’intelligenza del giovane Nazareno.

Credo che tutti possiamo immaginare il loro sollievo nel ritrovarlo, e tutti ci uniamo anche al rimprovero che gli fece Maria: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Tuo padre ed io, angosciati, ti abbiamo cercato ovunque”.

Significativa fu la risposta di Gesù: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Luca termina il brano dicendo che essi non compresero queste parole, ma quanto detto da Gesù smentisce questa conclusione, dando per scontato che essi “sapessero”. Un’altra traduzione dice: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo essere nella casa del Padre mio?”. In altre parole: dovevate sapere che ero qui, nel tempio, era inutile cercarmi.

Che cosa avrà voluto dire Gesù? Nulla che confermasse il fatto che il suo vero padre era il Padre anziché Giuseppe, come dice la Chiesa: il Padre è il padre di tutti, come egli stesso ci insegnò più tardi con la preghiera del “Padre nostro”. Egli doveva cominciare a interessarsi della sua missione, e il luogo dove doveva trovarsi non poteva che essere nel tempio, e per questo aveva prolungato la sua conversazione con i dottori della legge.

Nel contempo, però, notiamo un primo, delicato distacco dai legami di sangue, cosa che si accentuerà sempre più col passare degli anni. Liberarsi da ogni legame di gruppo può essere una delle parole-chiave del messaggio Cristico all’uomo d’oggi. E per questo l'aspirante dovrebbe iniziare a dare più importanza all'eredità dello spirito, interessandosi alle cose del "Padre" suo, ossia del Sé, rispetto all'ereditarietà di sangue, di gruppo, di nazione, ecc., che dura solo una vita e che riguarda solo il corpo fisico. 

In realtà il vero tempio è proprio il nostro corpo, in quanto contiene in se stesso il Sancta Sanctorum da dove è possibile entrare in comunione col Sé; ma al momento è abitato coscientemente solo dai “dottori della Legge”. Dobbiamo fare strada al Cristo interiore; allora anche gli abitanti attuali ne saranno illuminati.