LETTURA SETTIMANALE
Il TEMPO MISTICO, una "liturgia" speciale, esegesi settimanale di un passo del Vangelo sotto la lente del Cristianesimo Interiore
Periodo liturgico: Quaresima- colore: viola
Dal punto di vista liturgico, la “Quaresima” copre i quaranta giorni di preparazione alla Pasqua, dal “mercoledì delle Ceneri” al Sabato santo. È un periodo di introspezione che culmina con il ricordo della Passione del Cristo. L’opportunità perciò si dovrebbe indirizzare non semplicemente alla penitenza, piuttosto ad una revisione del nostro comportamento nelle stagioni precedenti, cercando di coglierne e di valutarne i frutti, buoni e cattivi, che abbiamo prodotto. Dal punto di vista esoterico, la Quaresima cosmica si riferisce alla discesa annuale dello spirito Cristico nel pianeta, che vede il sacrificio annuale del Cristo cosmico concentrare la sua energia purificatrice dal Solstizio d’Inverno all’Equinozio di Primavera. Sono queste energie che l’aspirante dovrebbe cercare di sentire vibrare in se stesso in questo periodo, cercando di effettuare un analogo processo purificatorio interiore.
13.a settimana: 29 Marzo 2026
Ingresso trionfale a Gerusalemme
Marco 11, 1-10
Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!».
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Pochi giorni prima della Pasqua ebraica, Gesù si preparò a rientrare a Gerusalemme. Quella stessa città per la quale Egli aveva pianto prevedendone la distruzione. Dobbiamo pensare che il popolo ebraico era in certo modo imbevuto delle letture e dei racconti che riguardavano i profeti e le loro profezie, perciò era avvezzo ad accettare personaggi e personalità straordinarie, in grado di compiere atti fuori dal comune. Gesù, visto il seguito di narrazioni ed esperienze riportate che lo seguiva ormai ovunque, era senza dubbio uno di questi; non possiamo in nessun modo considerarlo come una persona qualsiasi, che camminava nell’indifferenza generale. Anche perché si muoveva non da solo, ma con un seguito di uomini e donne che si era fatto nel tempo molto numeroso, nonostante le malignità che si facevano circolare contro di lui.
La notizia della resurrezione di Lazzaro avvenuta il giorno prima aveva inoltre contribuito in maniera notevole alla sua fama, perciò l’ingresso che Gesù fece a Gerusalemme non poteva passare inosservato.
Gesù preparò con cura il suo ingresso nella città, cosa che ci deve indicare che esso assumeva un significato particolare. Egli mandò infatti un discepolo a prendere un asino, che gli sarebbe servito da cavalcatura, e i discepoli misero sulla soma dei mantelli affinché gli servissero da sella. L’arrivo fu trionfale: gli abitanti tappezzarono la strada di mantelli e tagliarono rami di palma per stenderli a terra al suo passaggio. Grida di esultanza lo accompagnavano nel suo procedere.
Si tratta ancora una volta di un simbolismo, in quanto l’asino ha il significato di portatore di pace, e la palma di onore e vittoria. Può sembrare incoerente inaugurare “cose nuove” usando immagini e simboli antichi. In realtà, il cammino dell’evoluzione è una spirale: non vuole annullare il passato, ma in un certo senso reinterpretarlo alla luce di conoscenze più profonde, spira dopo spira. È l’errore che ha fatto il Cristianesimo exoterico; ha voluto cancellare il passato considerandolo degno dei pagani, e in questo modo ha perduto non solo le cose buone e i valori che il passato conteneva, ma anche le proprie stesse radici, poiché nel cammino a spirale il nuovo può sorgere solo da un maggiore approfondimento dell’antico. E il nuovo qui viene rappresentato dalla cavalcatura, “sulla quale nessuno era ancora salito”: il nuovo a cavallo del vecchio. Ma quando il trionfo è di carattere materiale, lo spirito ha sempre qualcosa da perdere, e questo Gesù lo sapeva molto bene.