LETTURA SETTIMANALE
Il TEMPO MISTICO, una "liturgia" speciale, esegesi settimanale di un passo del Vangelo sotto la lente del Cristianesimo Interiore
Periodo liturgico: Periodo Ordinario- colore: verde
“Tempo ordinario”, in latino detto “per annum”, è un periodo liturgico di intervallo fra i periodi principali dell’anno. Esso, anziché vederlo come un semplice lasso di tempo di attesa, privo di importanza propria, si dovrebbe considerare come una obbedienza alla ciclicità, in ossequio alla legge del pendolo, legge fondamentale per il continuo avanzamento dell’evoluzione. Laddove non c’è evoluzione c’è solo stagnazione; laddove non c’è ciclicità non c’è evoluzione.
Il Tempo ordinario è quindi un periodo di preparazione attiva, che l’aspirante dovrebbe saper utilizzare per avanzare sul sentiero.
7.a settimana: 15 Febbraio 2026
Le Nozze di Cana
Giovanni 2, 1-11
Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le anfore»; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l'acqua - chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
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Molti episodi raccontati nei vangeli, e che noi abbiamo sentito commentare molte volte, nascondono un messaggio più profondo. Il miracolo alle nozze di Cana della trasformazione dell’acqua in vino è uno dei più significativi. Il vino era fra gli Esseni uno dei simboli fondamentali, e l’unione del mistico, in relazione con l’acqua, con l’occultista, identificato col vino, rappresentava un ricorso consueto. L’iniziazione oltre un certo livello è possibile solo dopo che il neofita abbia raggiunto un equilibrio interiore fra tutte le sue componenti. La lotta fra il corpo vitale edificatore (acqua) e il corpo emozionale distruttore (vino) deve cessare per far posto ad un “vino buono” superiore. Gli Esseni, come già detto, erano strettamente vegetariani, ma erano anche contrari all’uso di bevande inebrianti, che erano state date all’umanità come aiuto nell’assimilazione del cibo carneo che doveva portarla alla massima materialità provvisoriamente prevista per il suo progresso. Come possiamo vedere, non esiste qualcosa che sia un bene assoluto e per sempre, per il semplice motivo che siamo in evoluzione, e ad ogni passo in avanti che compiamo cessano alcune necessità e ne sorgono di nuove. Avviene così che ciò che può essere bene in un certo momento diventi un male in uno successivo, e viceversa; forse si può dire che il Bene (con la B maiuscola) è ciò che è in accordo con l’evoluzione nel momento presente. Lo stesso vale per l’alcol: si tratta di uno spirito esterno, valido fintantoché fummo soggetti ad essere eteroguidati; ma da quando il processo si è invertito e abbiamo superato il punto di svolta nella nostra curva evolutiva, dev’essere sostituito dallo spirito interiore, il Sé dell’individuo. È questo vino nuovo che consente la conquista di quell’equilibrio interiore fra le energie del mistico e quelle dell’occultista, unione che si celebra nella testa, fra la vibrazione dell’ipofisi e quella dell’epifisi: il Matrimonio Mistico. Il Cristo fu l’artefice di questa svolta.
Nel corso delle famose nozze di cui stiamo parlando, ad un certo punto “venne a mancare il vino”. Erano al terzo giorno di festa, e come molte cerimonie iniziatiche che hanno questa durata, si avvicinava il momento cruciale. Il vino cattivo era terminato, ma evidentemente i commensali non erano pronti per fare il grande passo. Maria disse a Gesù: “Non hanno più vino”: non hanno prodotto il vino buono. La risposta di Gesù viene sempre fraintesa. Egli dice: “Non è ancora giunta la mia ora”. Quale può essere il significato? Certamente è nascosto nel concetto della “sua ora”. E qual è l’ora del Cristo? Che ne rappresenta la novità? È proprio il fatto che il vino deve passare da esteriore a interiore: dev’essere sviluppato interiormente, e non dato da fuori come era successo prima del suo apparire. Dicendo perciò che “non era giunta la sua ora”, volle dire a Maria che era ancora concesso – per l’ultima volta, poiché questo è il suo primo miracolo – agire dall’esterno. Maria comprese immediatamente tutto questo, perché disse ai servi di portargli l’acqua. Le parole di Maria perciò non rappresentano quell’insistenza della madre che vuole quasi imporre la sua autorità sul figlio, costringendolo al miracolo (sic), come di solito s’intende. Ma mettono invece in risalto la sua piena coscienza e collaborazione con la missione che il figlio doveva compiere. E la risposta che ricevette fu per lei la conferma della sua volontà di procedere.