LETTURA SETTIMANALE

Il TEMPO MISTICO, una "liturgia" speciale, esegesi settimanale di un passo del Vangelo sotto la lente del Cristianesimo Interiore


Periodo liturgico: Quaresima- colore: viola 

Dal punto di vista liturgico, la “Quaresima” copre i quaranta giorni di preparazione alla Pasqua, dal “mercoledì delle Ceneri” al Sabato santo. È un periodo di introspezione che culmina con il ricordo della Passione del Cristo. L’opportunità perciò si dovrebbe indirizzare non semplicemente alla penitenza, piuttosto ad una revisione del nostro comportamento nelle stagioni precedenti, cercando di coglierne e di valutarne i frutti, buoni e cattivi, che abbiamo prodotto. Dal punto di vista esoterico, la Quaresima cosmica si riferisce alla discesa annuale dello spirito Cristico nel pianeta, che vede il sacrificio annuale del Cristo cosmico concentrare la sua energia purificatrice dal Solstizio d’Inverno all’Equinozio di Primavera. Sono queste energie che l’aspirante dovrebbe cercare di sentire vibrare in se stesso in questo periodo, cercando di effettuare un analogo processo purificatorio interiore.

10.a settimana: 8 Marzo 2026

Moltiplicazione dei pani

Giovanni 6, 1-15

Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: "Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?". Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: "Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo". Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: "C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?". Rispose Gesù: "Fateli sedere". C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: "Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto". Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: "Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!". Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

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Nel piano fisico, che è il piano degli effetti, tutto è limitato: se voglio io una cosa devo sottrarla ad un altro, poiché la legge imperante è mors tua, vita mea. A meno di non creare io stesso una cosa nuova, ma devo sempre partire da qualcosa di già esistente; non è possibile creare ex-novo. Neppure gli alchimisti avevano questa pretesa: essi volevano trasformare la materia, non crearla.

Vediamo però che dove impera la vita troviamo che continuamente questa si rinnova e si moltiplica. In teoria potremmo seminare tutto il pianeta e produrre tutto il cibo che ci serve, e se non lo facciamo è perché, soggetti come siamo al mors tua, vita mea, diamo la precedenza al depredare e al dividere anziché al moltiplicare.

Noi infatti non sappiamo che cosa sia la vita: manipoliamo le forme viventi, ma senza conoscere la vita in sé. In realtà, secondo gli insegnamenti esoterici tutto è vivente, nella terra, sotto terra, negli oceani e sotto gli oceani, nel cosmo e negli altri pianeti, nel sole e nelle altre stelle. Ma la vita a noi sfugge, e abbiamo l’illusione di conoscerla perché cincischiamo sulle forme e sulle cellule, sul DNA e sui geni, ma non sappiamo far vivere un sasso. Dobbiamo sempre partire da qualcosa che sia già vivo, non sappiamo immettere vita in un corpo che sia inerte. La vita appartiene all’universo ed è nata con lui; se per assurdo essa per un solo istante non ci fosse sulla terra, sparirebbe per sempre. Si manifesta nelle forme fisiche che noi consideriamo viventi nel modo che conosciamo, ma è indipendente da esse: non è la forma a produrre la vita, bensì la vita ad abitare la forma, per tutto il tempo in cui quella forma le è utile. Essa appartiene al mondo spirituale, che è il piano delle cause, dove la legge dice che tutto è di tutti contemporaneamente. Senza alcun limite. Questo è il "pane di vita" che ci offre continuamente il Cristo.

Il Cristo fa parte di questa dimensione, perciò ha potuto semplicemente salire al piano degli archetipi e moltiplicare le forme che aveva in mano: 5 pani e 2 pesci, per sfamare cinquemila uomini (il che significa che occorre aggiungervi le donne e i bambini che non erano neppure contati), fino ad avanzarne dodici ceste. C’è da notare che l’avanzo non ha alcun senso nei piani spirituali; può esistere solo in quello materiale. Il cibo perciò era davvero fisico, e come tale fu consumato. Che il 5 e il 2 siano un richiamo al piano fisico, lo dice il significato che possiamo attribuire loro: 5 sono i sensi fisici e il 2 rimanda alla dualità, che regna in questa dimensione. Ma ci suggeriscono anche che come ogni forma è sostenuta dall’attività degli archetipi nei piani spirituali, attraverso essa è pertanto possibile risalire a quelli.

La cosa interessante di questo racconto, comunque, è la sua simbologia esoterica. Quando si parla di “masse” o di “moltitudini”, abbiamo a che fare con un’Era precedente a quella futura, che sarà l’Era dell’Acquario. Nell’Era dell’Acquario sarà l’individuo al centro del lavoro iniziatico e spirituale, mentre nell’Era dei Pesci – che sta ora volgendo al tramonto – è ancora la “massa” ad essere oggetto di questo influsso spirituale esteriore. In quest’Era si agisce secondo la legge del minimo comune multiplo, secondo la quale tutti si devono adattare ed equiparare al livello dell’elemento più basso. Tutti sono uguali ne è il motto, derivandone l’idea che uno vale l’altro ed è sostituibile da un altro qualsiasi. Nell’Era dell’Acquario, invece, sarà l’individuo a fare la differenza, e ciascuno metterà a disposizione le sue peculiari e uniche caratteristiche. In questo modo, ognuno sarà insostituibile, e la sua perdita sarà una perdita per tutti gli altri.

Le dodici ceste portano subito alla mente i dodici segni dello zodiaco. Ogni Era è retta dal segno zodiacale che le dà il nome e dal segno opposto che ne dà la meta ideale. L’Era dei Pesci è perciò retta dai segni dei Pesci e dal suo opposto: la Vergine, la quale è rappresentata con una spiga di grano in mano: ecco i pani e i pesci.

Nel suo gettare le basi per l’Era dell’Acquario, Gesù dovette sempre fare i conti con l’Era nella quale si trovava, e anche questo ci dà una grande lezione: è inutile parlare di algebra ad un bambino dell’asilo, bisognerà aspettare che giunga ad un grado superiore, ma nel frattempo dobbiamo aiutarlo parlandogli al suo livello. Se non facciamo questo, non arriverà preparato quando sarà pronto per un insegnamento superiore.