Editoriale di Febbraio 2026

Pubblicato il 3 febbraio 2026 alle ore 08:02

“Alla ricerca di Sé”, oltre le famose domande: “Da dove vengo, dove vado?”, per risalire a qualcosa che addirittura le precede, al soggetto stesso che quelle domande si pone: “CHI SONO IO?”.

L’uomo della strada usa identificarsi con le proprie paure, con i propri gusti e desideri e con le proprie opinioni. Senza rendersi però conto che questi aspetti della personalità non provengono dalla sua interiorità, ma sono il facile prodotto di un condizionamento esterno, che lo dirige secondo interessi a lui estranei, se non contrari.

Basta guardare a tutti i mezzi di comunicazione moderni per renderci conto di come siamo soggetti a tali influenze. Se poi siamo noi stessi a considerarci limitati alle paure, ai gusti e alle opinioni, a reagire istintivamente e perciò inconsciamente di fronte ad essi, siamo agevolmente preda di chi ci considera alla stregua di merce per la sua utilità.

Dovremmo imparare a conoscerci più in profondità, e allora ci renderemmo conto che quella identità che ci ha contraddistinto fin qui è solo una superficie indotta dall’esterno, e solo in questo modo apriremo la strada per liberarci. Questa falsa identità qualcuno l’ha chiamata “Matrix”; in realtà ne siamo noi stessi sia i prigionieri che i carcerieri finché ci limitiamo a guardare soltanto “fuori”.

Come dice Gesù: “La Verità vi farà liberi”. E quando, se non oggi, questa frase assume tutto il suo pieno significato?

Esistono ormai innumerevoli terapie, trattamenti, cure olistiche, ecc., che possono essere certamente utili; ma se continuiamo a vedere noi stessi dallo stesso punto di vista superficiale, tale beneficio sarà solo provvisorio, non avendone rimosso le cause prime. È possibile “toccare” il corpo lavorando sull’Anima, poiché sappiamo come qualsiasi mutamento a livello spirituale si ripercuota successivamente fino al corpo fisico; ed è possibile “toccare” l’Anima lavorando sul corpo, se si effettua questo lavoro con amore e consapevolezza. Tuttavia, entrambi da soli sono insufficienti: quello che si dovrebbe riuscire a fare è integrare queste due nature, che non vanno considerate separate o addirittura in contrasto tra di loro. Fintantoché siamo incarnati, siamo un tutt’uno, Anima e corpo.

Il lavoro da fare è di conseguenza dentro noi stessi, uno spogliarsi di tutte le sovrastrutture che oscurano la nostra natura luminosa, che ci impediscono di considerarci ciò che realmente siamo; dobbiamo arrivare a vederci nudi, completamente nudi davanti allo “Spirito di Verità”, come lo chiamò Giovanni nell’Apocalisse, davanti al vero “Io sono!”.

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