LETTURA SETTIMANALE

Il TEMPO MISTICO, una "liturgia" speciale, esegesi settimanale di un passo del Vangelo sotto la lente del Cristianesimo Interiore


Periodo liturgico: Periodo di Pasqua- colore: rosso

La “Pasqua” Ebraica celebrava un passaggio dall’acqua (Atlantide) all’aria (Ariana). Tutta l’evoluzione prosegue per tappe e “Passaggi”, con “Pesach” successivi che richiedono adattabilità.
Il prossimo passaggio, la prossima “Pasqua”, potremmo dire, è quasi alle porte (“Il tempo è vicino”; diceva Gesù, ovviamente in termini evolutivi), e la prossima Era dell’Acquario ne sarà una anticipazione.
Dovremo passare questa volta dall’Aria all’Etere, proseguendo nel sentiero verso l’alto inaugurato dai nostri progenitori. Lo strumento da sviluppare per “sopravvivere” sarà lo sviluppo del nostro corpo etereo, che può essere realizzato solo per mezzo del nostro comportamento.

15.a settimana: 12 Aprile 2026

Tommaso

Giovanni 20, 19-29

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

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Nello stesso giorno in cui era apparso a Maria Maddalena, di sera, Gesù apparve agli undici discepoli. Essi si erano rifugiati, dopo tutto quanto era accaduto, nella “stanza superiore”; questo è per noi un indizio che la loro coscienza era aperta, avvalorata anche dal loro numero: 11 è il numero della polarità perfetta raggiunta, nella quale il femminino e il mascolino hanno trovato il loro equilibrio.

Gesù entrò nella stanza “a porte chiuse”; in altre parole, passando attraverso le pareti. La cosa non dovrebbe più sorprenderci, come non sorprese i discepoli, che ormai sapevano che Egli si presentava nel suo corpo radioso. D’altra parte, se così non fosse, non avrebbero potuto accedere alla comunione con Lui.

Tanto è vero che uno dei discepoli, non essendo ancora pronto, “non era con loro”. E anche quando gli altri gli riferirono l’accaduto, pretese delle prove prima di poter credere.

Quanto è vero questo per tutti noi! Quanto spesso sentiamo dire: per poter credere devo vedere. E non ci rendiamo conto che quello che vediamo, tocchiamo, e così via, è in realtà la massima delle illusioni. Tuttavia, ci basiamo solo su quello per essere disposti a “credere”. Ma cosa vuol dire “credere”? Vuol dire sapere? Se io so che una cosa è vera, non dico: “Ci credo”, piuttosto direi: “Lo so”. In fondo, dire “credo” o dire “non credo” hanno lo stesso significato: “Non so”.

Tommaso però voleva “vedere” e “toccare” per poter credere, e Gesù lo accontentò: poté, in una seconda apparizione sempre nella stanza superiore, constatare con i propri sensi. E si trasformò in uno dei più zelanti discepoli, conducendo il resto della sua esistenza nella testimonianza del vangelo del Cristo. Era disposto a credere, seppure la sua formazione mentale gli era di ostacolo, e questo era bastato perché fosse illuminato. È solo quando non vogliamo credere, in realtà, che non crediamo: siamo noi stessi che chiudiamo gli occhi, domandando di vedere.