LETTURA SETTIMANALE
Il TEMPO MISTICO, una "liturgia" speciale, esegesi settimanale di un passo del Vangelo sotto la lente del Cristianesimo Interiore
Periodo liturgico: Ordinario - colore:verde
“Tempo ordinario”, in latino detto “per annum”, è un periodo liturgico di intervallo fra i periodi principali dell’anno. Esso, anziché vederlo come un semplice lasso di tempo di attesa, privo di importanza propria, si dovrebbe considerare come una obbedienza alla ciclicità, in ossequio alla legge del pendolo, legge fondamentale per il continuo avanzamento dell’evoluzione. Laddove non c’è evoluzione c’è solo stagnazione; laddove non c’è ciclicità non c’è evoluzione.
Il Tempo ordinario è quindi un periodo di preparazione attiva, che l’aspirante dovrebbe saper utilizzare per avanzare sul sentiero.
22.a settimana: 31 Maggio 2026
La Samaritana
Giovanni 4, 1-26
Quando il Signore venne a sapere che i farisei avevano sentito dire: Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni - sebbene non fosse Gesù in persona che battezzava, ma i suoi discepoli -, lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. Doveva perciò attraversare la Samaria. Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le disse: «Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito"; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».
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A causa della sua fama in aumento presso i farisei, diventava pericoloso per Gesù restare in Giudea, perciò decise di tornare in Galilea, e per farlo passò attraverso la Samaria. La Samaria era una regione che gli Ebrei consideravano negativamente in quanto gli abitanti si erano storicamente uniti con gli Assiri e avevano sostituito la città santa di Gerusalemme con la loro Garizim. In questa regione, Gesù fece un incontro che ha tutto il sapore di una storia da leggere a più livelli di lettura. Infatti, Egli non è più circondato dalla folla, ma è solo con se stesso, nel deserto, perché i suoi sono andati “a fare provviste in città”. Si tratta perciò di un incontro dalla valenza introspettiva.
Egli era presso il pozzo di Giacobbe, luogo che immediatamente ci riporta ad un periodo nel quale la saggezza dei profeti guidava, sotto le ali protettrici di Jahvè, il popolo ebraico. Ed era l’ora sesta, il nostro mezzogiorno, rappresentando il momento in cui quella saggezza si trovava al suo zenith, dal punto di vista esteriore, o all’apice della nostra curva evolutiva, dal punto di vista interiore. Lì avvenne l’incontro fra la personalità, la donna Samaritana, e lo spirito, il Cristo interiore.
Quando evolutivamente siamo giunti al “mezzogiorno”, la curva deve rivolgersi verso la fonte dalla quale proviene, ma trovando la via interiore. Lo spirito inizia a farsi sentire e a dirci: Sono stanco del cammino che ho fatto fino a qui, ho sete, dammi da bere. Effettivamente lo scopo per cui lo spirito si incarna nella personalità, è di attingere all’esperienza con la quale alimentare l’anima.
Ma per la personalità si tratta di qualcosa di nuovo; per la prima volta si è instaurato un contatto con lo spirito. Il quale fa intravedere le potenzialità di quell’incontro: “Se conoscessi il dono che ho per te, sei tu che mi chiederesti da bere e io ti darei acqua viva”.
La personalità però vive nella sua dimensione, e risponde: “Come fai a darmi acqua, se non hai nulla con cui attingerla?”. Essa cerca ancora qualche strumento materiale. Ma lo spirito le risponde: “Con l’acqua fisica avrai di nuovo sete, perché tutte le cose materiali sono limitate. Mentre l’acqua che ti darò io è eterna”. Attirata da questa promessa, la personalità chiede quell’acqua allo spirito. Appena lo spirito comincia a far breccia nella personalità, quest’ultima si rende conto della sua insufficienza, e diventa assetata di vita eterna.
Gesù a questo punto sembra dire: Per fare ciò che vuoi devi andare a prendere tuo marito! In altre parole: l’altra polarità. Ognuno di noi è costituito, a livello della personalità, da una polarità che esprime la creatività fisica, concependo figli, ossia l’attività sessuale, e dalla polarità opposta che esprime la creatività mentale, concependo pensieri, ossia l’attività del pensiero dialettico. Lo sviluppo spirituale richiede l’uso di entrambe le polarità innalzate alla testa (il “bastone innalzato nel deserto” da Mosè, che infatti portava una iscrizione che rappresentava un uomo in piedi): il “marito” della donna samaritana. La donna dice di non avere marito; infatti noi non siamo consapevoli di quest’altra polarità che ancora non si è innalzata. Gesù riconosce che la donna ha detto bene, perché ha avuto “cinque mariti”, e quello che ha ora “non è suo marito”. Infatti, i cinque mariti sono i cinque sensi, che ci impediscono di vedere il piano spirituale. Bisogna superare questa forma di percezione per vedere il sesto marito e considerarlo l’altra parte di sé.
La donna allora lasciò la brocca, cioè i bisogni meramente materiali, e riconobbe il Cristo quale il Messia, il Salvatore; l’intuizione propriamente femminile già la ispirava interiormente, contrariamente a Nicodemo, che fece più fatica a riconoscere gli insegnamenti di Gesù: “Come è possibile questo?”. “Non è né Gerusalemme né Garizim”, disse Gesù alla donna, “il luogo dove adorare Dio: il luogo è dentro di te, perché Dio dev’essere adorato in spirito e verità”. Infatti alla fine Gesù dice alla donna: “Sono io che ti parlo”, ossia: “È l’Io sono che ti parla”.
Questo incontro nel deserto è una delle occasioni nelle quali il Cristo usava un corpo fittizio e si appartava per permettere ai corpi fisico e vitale di Gesù di ripristinare le forze dopo avere per qualche tempo ospitato lo spirito solare. Ma sono energie spirituali, non quelle fisiche, che possono assolvere a questo compito, perciò, al ritorno dei discepoli, egli rifiuta il cibo materiale che hanno portato: “Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”.
Gesù si fermò due giorni in quella città, e tutti lo riconobbero e credettero nella sua parola.